Servire l'Ideologia: Storiografia e Nazionalismo nella Romania di Ceausescu moreThis article originally appeared on Modena History Institute's "Annale 2011", Edizioni Artestampa, Modena, 2011, pp. 44-51. Written in Italian (English version will come soon). |
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History, Writing and Memory, Historiography, East European studies, East-Central European History, Romanian Politics, History of Communim ( Romanian Gulag: Torturers, Communist Prisons), Cultural History, Romanian History Especially Era of Ceausescu, History of Communism; Political Theory (Foucault, Adorno/Horkheimer); Transition in Central and Eastern Europe; European political cultures; Media and politics; populism, Intellectual and cultural history, Classical and Contemporary Social Theory; Sociology of Culture; Historical and Comparative Sociology; Sociology of the State; Nations and Nationalism; Cultural Policy; Cultural Globalization; Epistemology of the Social Sciences; Sociology of Knowledge., Nationalism, Romanian Communism, Romanian History, Cold War International Relations, History of Nationalism, History of Nationalism and Nation-Building, East European History, Romanian Studies, Romanian History, Istoria Romaniei, History of Ideas, Intellectual History, History, History of Political Thought, History of Thought, History of Communism, Social and Cultural Anthropology, Communism, History of Historiography, Cultural History, Intellectual History, the Holocaust, the Third Reich, the ideology of National Socialism and the circulation of National Socialist ideas in Europe, German nationalism, Irish nationalism., and Cold War and Culture
annale 2011
L’Istituto, fondato il 18 novembre 1950, è socio dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, che raggruppa una rete di 66 istituti culturali operanti su quasi tutto il territorio nazionale. Dal 2004 è iscritto nel Registro provinciale delle Associazioni di promozione sociale. È convenzionato con l’Amministrazione provinciale di Modena e con le amministrazioni comunali di Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Camposanto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Concordia sulla Secchia, Fanano, Finale Emilia, Fiorano Modenese, Formigine, Lama Mocogno, Maranello, Marano sul Panaro, Medolla, Mirandola, Modena, Montefiorino, Montese, Nonantola, Novi di Modena, Pavullo nel Frignano, Prignano sulla Secchia, Ravarino, San Cesario sul Panaro, San Felice sul Panaro, San Possidonio, San Prospero, Sassuolo, Savignano sul Panaro, Sestola, Soliera, Spilamberto, Vignola, Zocca. Sono soci collettivi le associazioni partigiane Anpi, Alpi, Fiap, la Camera confederale del lavoro, l’Arci provinciale, la Lega provinciale delle cooperative.
Indice
Organi dirigenti dell’Istituto storico 2010-2013 presidente via Ciro Menotti 137 41121 – Modena istituto@istitutostorico.com www.istitutostorico.com Giuliano Albarani vice presidente Angela Benassi consiglio direttivo Pubblicazione dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena, edita grazie al sostegno di Giuliano Albarani, insegnante Greta Barbolini, presidente Arci provinciale Angela Benassi, consulente risorse umane Lorenzo Bertucelli, docente universitario Giulia Bondi, giornalista pubblicista Paola Borsari, insegnante Yuri Costi, Assessore cultura sport e ambiente Comune di Prignano responsabile Giovanni Taurasi redazione Giuliano Albarani, Simona Bezzi, Daniela Garutti, Marika Losi, Mara Malavasi, Metella Montanari, Giulia Ricci, Claudio Silingardi, Barbara Verrini editing Daniela Garutti Il materiale fotografico e iconografico utilizzato, proviene dall’archivio dell’Istituto storico e dalla sezione etnografica del Museo civico di Carpi Per richieste, suggerimenti, osservazioni scrivere a istituto@istitutostorico.com progetto grafico e impaginazione ADA stampa Tipolitografia Stranieri – Formigine Modena, giugno 2011 – n. 1 Caterina Dellacasa, assessore promozione della città e del territorio, Comune di Mirandola Tommaso Dondi, ex partigiano, designato dall’Alpi … Alessandro Flisi, funzionario, Comune di Carpi William Garagnani, consigliere comunale, indicato dal Comune di Modena Fausto Gianelli, assessore politiche culturali Comune di Pavullo Vilson Marchi, dirigente cooperativo in quiescenza, indicato dalla Legacoop Daniele Mislei, consigliere del Comune di Vignola e dell’Unione Terre di castelli Alberto Molinari, insegnante Aude Pacchioni, presidente dell’Anpi, designata dall’Anpi Andrea Panaccione, docente universitario, indicato dall’Università di Modena e Reggio Emilia Onelio Prandini, ex senatore, presidente Fondazione Modena 2007 Fiorella Prodi, dirigente sindacale della Cgil, indicata dalla Cgil Corrado Roncaglia, funzionario comunale, indicato dal Comune di Sassuolo Maurizio Serofilli, consulente professionale, indicato dalla Provincia di Modena
Carlo Alberto Sitta, poeta, designato dalla Fiap Giuliano Zanaglia, operatore culturale, Fanano William Garagnani, indicato dal Comune di Modena Corrado Roncaglia, indicato dal Comune di Sassuolo comitato esecutivo Giuliano Albarani, Greta Barbolini, Angela Benassi, Giulia Bondi, Vilson Marchi collegio revisori dei conti Carlo Albano, Adriano Zavatti, Luciana Labanti staff operativo dell’istituto storico di modena Claudio Silingardi, direttore direzione@istitutostorico.com Metella Montanari, vice direttore biblioteca@istitutostorico.com Mara Malavasi, responsabile segreteria segreteria@istitutostorico.com Danilo Dugoni, volontario segreteria Anna Vezzelli, volontaria segreteria Giulia Ricci, responsabile sezione didattica e formazione didattica@istitutostorico.com Metella Montanari, responsabile Biblioteca biblioteca@istitutostorico.com Rita Andreotti, volontaria biblioteca Vilson Marchi, volontario fototeca Franco Zoboli, volontario biblioteca Marika Losi, responsabile Archivio storico archivio@istitutostorico.com Simona Bezzi, responsabile Musei e luoghi di memoria areamuseale@istitutostorico.com Daniela Garutti, responsabile comunicazione comunicazione@istitutostorico.com Barbara Verrini, responsabile Amministrazione amministrazione@istitutostorico.com
introduzione
Il Risorgimento, la Resistenza e i loro nemici di Giuliano Albarani
Modena nel novecento. FraMMenti di storia e MeMoria
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«Immutati e soli nel vento di follia». I socialisti modenesi e la Guerra di Libia di Fabio Montella Alfredo Bertesi e il socialismo riformista di fronte alla Grande Guerra di Filippo Landi Modena gappista Rappresaglia, violenza e guerriglia nello scontro tra partigiani e nazi-fascisti di Chiara Lusuardi
cultura e reGiMe
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Il dignitoso rifiuto. Lionello Venturi, l’intellettuale che disse no al fascismo di Giovanni Taurasi Servire l’ideologia: storiografia e nazionalismo nella Romania di Caeausescu di Francesco Zavatti
inserto FotoGraFico-docuMentario
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In direzione ostinata e contraria. L’antifascismo modenese tra le due guerre 1920-1943 di Claudio Silingardi e Giovanni Taurasi
Percorsi di lavoro
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Bilancio delle attività delle scuole per il 150esimo dell’Unità d’Italia di Giulia Ricci Le bibliografie del 900 promosse dalla Biblioteca ‘Antonio Ferrari’ di Metella Montanari Archivi di partito: ricognizione dei fondi Pds-Ds in provincia di Modena di Marika Losi Il Museo del combattente: un progetto per la nuova sede e il nuovo allestimento di Simona Bezzi Un anno di iniziative pubbliche dell’Istituto storico di Modena (giugno 2010 - giugno 2011) di Claudio Silingardi
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cultura e reGiMe
Servire l’ideologia: storiografia e nazionalismo nella Romania di Caeausescu
Attraverso l’analisi del fondo libraio romeno dell’Istituto Storico di Modena (1967-1989) di Francesco Zavatti
mAgAzin istoric (rivistA storicA), mensile storico-divulgAtivo PuBBlicAto dAl 1967 Al 1989. Pur trAendo le stesse conclusioni storiogrAfiche di AnAle de istorie, lA rivistA, figliA dellíAtmosferA liBerAle di metà Anni sessAntA, trAttAvA i temi Più svAriAti, con AmPio uso di immAgini
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agli anni Settanta, nel regime comunista romeno, la produzione storiografica divenne un’arma propagandistica imponente per dimensioni e prioritaria per finalità politiche. Grazie alla creazione e alla cooptazione di istituzioni culturali, i vertici del potere politico imposero ai ricercatori quali temi trattare e quali evitare. Il regime utilizzava molte delle sue energie per attirare il consenso della popolazione attraverso la rielaborazione dei miti nazionali romeni; e quale strumento migliore, per creare una nuova narrazione, se non la storiografia?
Il regime utilizzava molte delle sue energie per attirare il consenso della popolazione attraverso la rielaborazione dei miti nazionali romeni; e quale strumento migliore, per creare una nuova narrazione, se non la storiografia?
La rinascita del discorso nazionale nella Romania comunista scaturì da cause politiche. Quando si imposero al potere nel 1947, i comunisti non godevano di alcun sostegno da parte della popolazione, poiché l’ideologia marxista-leninista risultava del tutto estranea alla popolazione romena,
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che era stata educata, fin dal XIX secolo, al discorso sulla nazione. Durante la fase stalinista (1948 – 1956), il regime conservò il potere attraverso la repressione, mentre nel campo della cultura fu applicato un rigido dogmatismo filosovietico. Dopo il 1956, la destalinizzazione iniziata con il XX Congresso del PCUS pose in serio pericolo la leadership comunista romena che, per salvarsi, attuò una reazione alla destalinizzazione (la definizione è di Georges Haupt), che consisteva nel rendere la Romania indipendente dall’influenza sovietica. Il Partito Comunista Romeno (PCR) fu quindi costretto a cercare il consenso popolare; questo permise il ritorno alla vita pubblica degli intellettuali borghesi del periodo interbellico e, con essi, del discorso sulla nazione. L’avvento al potere di Ceaușescu nel 1965 significò, per gli intellettuali, ampia libertà espressiva, con l’unico divieto di contestare il regime. Questo periodo si concluse nel 1968, quando la leadership comprese che la libertà intellettuale non era utile per ottenere sostegno popolare in favore di un regime comunista indipendente dall’Unione Sovietica. All’inizio degli anni Settanta, le cosiddette ‘tesi di luglio’, lanciate da Ceaușescu nel 1971, accrebbero il controllo del regime su istituzioni culturali e mass media, che lanciarono un’offensiva contro l’autonomia culturale, condannando le liberalizzazioni del 1965 e ristabilendo
l’Indice dei libri proibiti e degli autori rinnegati. La storiografia ufficiale è stata centrale nella costruzione del discorso nazionalcomunista. I suoi prodotti costituivano la base del discorso su cui sviluppare tutti gli altri prodotti culturali (letteratura, cinematografia, arti, ecc.); per riprendere le parole di Vlad Georgescu, storico e dissidente romeno, «tutta l’attività culturale ha reso la storia il principale elemento di propaganda», tanto da poter parlare di una vera e propria «ossessione per la storia» da parte del regime. È una storiografia retorica e selettiva, in cui
AnAle de istorie (AnnAli di storiA), rivistA storiogrAficA ufficiAle del comitAto centrAle del PArtito comunistA romeno, oPerAnte dAl 1955 Al 1989
È una storiografia retorica e selettiva, in cui i concetti cambiano di significato a seconda del momento politico; una storia euforica e commemorativa, innocente e primordiale, omogenea e uniforme
i concetti cambiano di significato a seconda del momento politico; una storia euforica e commemorativa, innocente e primordiale, omogenea e uniforme. Nella storiografia, dalla fine del ‘periodo liberale’ fino al 1989, venne posta un’enfasi sempre crescente sul tema della lotta e delle imprese degli
antenati per il raggiungimento dell’indipendenza. Il Partito comunista romeno (PCR) venne presentato come diretto continuatore delle imprese eroiche dei dominatori romeni medievali: come in passato i romeni avevano dovuto combattere gli Ottomani, ora dovevano sostenere Ceaușescu contro i nuovi usurpatori dell’indipendenza romena, i sovietici. I discorsi mitologici e simbolici furono così utilizzati per legittimare e rafforzare l’autorità, mobilitando le emozioni e l’entusiasmo e permettendo alla popolazione di comprendere il processo politico in forma simbolica. Dall’inizio degli anni Settanta, le istituzioni culturali diffusero idee nazionaliste mascherate nella limbă de lemn, il linguaggio marxista-leninista del partito, in parte seguendo lo schema di ricerca del consenso, in parte per l’interesse del leader verso la storia nazionale, che trasformò, negli anni Ottanta, un progetto culturale di largo respiro in una glorificazione astorica e sultanistica del ‘genio dei Carpazi’, permettendo anche lo sviluppo di due tendenze storiografiche note come dacomania (il continuo ricordo delle antiche origini) e protocronismo (la tendenza ad ascrivere alla Romania il primato in ogni campo e la sua ascendenza sulla cultura mondiale). L’analisi di un cospicuo numero di monografie storiografiche pubblicate tra il 1969 e il 1983 dall’Istituto di
Scienze Storiche e Politico Sociali del Comitato Centrale del Partito Comunista Romeno [Institutul de Studii Istorice şi Social-Politice de pe lângă C.C. al P.C.R. – da ora in avanti ISISP] e conservate presso l’Istituto Storico di Modena, mi ha permesso di analizzare la storiografia comunista romena, inserendola nel contesto poli-
Le istituzioni culturali diffusero idee nazionaliste mascherate nella limbă de lemn, il linguaggio marxistaleninista del partito, in parte seguendo lo schema di ricerca del consenso, in parte per líinteresse del leader verso la storia nazionale
tico e indagando le relazioni intellettuali/potere e produzione della cultura/ricerca del consenso da parte del potere politico.
il fondo librario romeno
Il fondo è composto da 92 monografie a carattere storico, pubblicate in Romania tra il 1969 e il 1983, in lingua romena, più una decina di opere in altre lingue, e da 399 volumi appartenenti a tre diverse riviste storiografiche e a carattere storico-divulgativo:
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Anale de Istorie [Annali di Storia], Magazin Istoric [Rivista storica], Roumanie: Pages d’Histoire, riviste curate dall’ISISP di cui l’Istituto possiede le collezioni più complete in Italia. I volumi sono giunti via posta all’Istituto Storico di Modena direttamente dall’ISISP, tra il 1967 e il 1989. La linea ufficiale di interpretazione della storia era presentata dalla rivista Anale de Istorie, rivolta ai quadri di partito impegnati nei campi della propaganda e dell’istruzione, per essere poi diffusa a livello popolare dal mensile divulgativo Magazin Istoric, e al pubblico internazionale, tramite il trimestrale Roumanie: Pages d’Histoire, redatto in ben cinque edizioni in cinque lingue.
Politica, nazionalismo, storiografia
Dall’inizio degli anni Settanta, gli storiografi ufficiali del PCR si appropriano dei simboli nazionali. Il Partito, nato nel 1921, aveva sviluppato in passato un discorso all’insegna dell’internazionalismo proletario e favorevole allo smembramento della Romania. Al V Congresso del PCR, nel 1931, venne accettata la tesi del Comintern secondo cui la Romania altro non era che una creazione delle potenze capitaliste che schiacciava i di-
Romania e che il 75% di essi fosse di origine ebraica o ungherese. Il discorso politico del PCR interbellico non riscuoteva successo né nelle città, dove più forte si affermava il discorso nazionale, né nelle campagne, poiché i progetti collettivisti apparivano come un furto ai contadini. Il problema del consenso persisteva anche dopo la seconda guerra mondiale, rendendo necessario il recupero della storia nazionale e il suo inserimento all’interno dell’ideologia marxista-leninista. Alla storiografia ufficiale spettava il compito di selezionare le tematiche da sviluppare ma, poiché aveva finalità politiche legate al presente, i singoli temi mutarono, negli anni, per tesi e argomentazioni; alcuni divennero centrali, altri furono dimenticati; e i tentativi sostenuti per presentare una storia ufficiale dei romeni si arenarono proprio di fronte alla difficoltà di costruire una narrazione coerente a partire dai singoli temi storiografici.
Manualistica di stato e di partito
della scuola di partito sotto forma di domande e risposte, da cui emerge la visione storica ‘ufficiale’ del 1974. Secondo il volume, i socialisti romeni, a cavallo tra XIX e XX secolo, erano favorevoli all’industrializzazione, che poteva «assicurare la difesa e il consolidamento dell’indipendenza nazionale»; l’interesse dei socialisti per lo sviluppo della grande industria avrebbe avuto quindi un significato nazionale, non di progresso storico. La nazione, secondo questa vulgata, era sempre stata un tema centrale: «il PCR considera che lo Stato e la nazione continueranno a costituire ancora per molto tempo il quadro necessario e obiettivo dello sviluppo socialista e comunista, anche dopo che il socialismo sarà divenuto l’unico ordine sociale»; impossibile, quindi, non proiettare questa centralità anche nel passato, anche a costo di compiere una palese contraffazione.
la rilettura dei padri fondatori del socialismo
nella pubblicistica romena]; in questa raccolta di saggi, Miron Constantinescu, tra i pochi veri intellettuali del PCR, fece intendere che la politica dei comunisti romeni ben si accordava con gli scritti dei padri del socialismo, che «non hanno mai preteso che [...] attraverso la spiegazione o soluzione data in una certa circostanza si ottenga una variabile universale per tutti i tempi e le situazioni». Vennero poi ripubblicate le opere di Lucreţiu Pătrășcanu, intellettuale comunista e figura popolare del partito, giustiziato nel 1954 nel quadro della lotta tra le fazioni del partito. Ceaușescu, condannando lo stalini-
Alla storiografia ufficiale spettava il compito di selezionare le tematiche da sviluppare ma, poiché aveva finalità politiche legate al presente, i singoli temi mutarono, negli anni, per tesi e argomentazioni; alcuni divennero centrali, altri furono dimenticati
ritti di autodeterminazione dei popoli. Ma, poiché i discorsi intellettuali interbellici erano incentrati sull’unità statuale e sull’indipendenza dei romeni, non è stupefacente che prima del 1944 i membri del PCR fossero meno di millecinquecento in tutta la
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Due tentativi di presentare una storia complessiva del popolo romeno sono i manuali del 1977 Probleme fondamentale ale istoriei patriei și partidului comunist român [Problemi fondamentali di storia patria e del PCR – indicherò, tra parentesi, la traduzione dei titoli], testo obbligatorio per l’omonimo corso universitario, e Momente din istoria patriei şi a Partidului Comunist Român [Momenti di storia della patria e del PCR]. In entrambi i casi, le fonti principali sono i discorsi di Ceaușescu; primo segnale di un imbarbarimento della storiografia romena, in uso dalla seconda metà degli anni Settanta in poi, questa tendenza permette solo di ripetere le stesse argomentazioni, parole e costrutti di altre centinaia di volumi, non riuscendo però a nascondere la disomogeneità dei temi. Un ulteriore esempio è il manuale del 1974 Întrebări și răspunduri pe teme din istoria P.C.R. și a miscării muncitorești din România [Domande e risposte sui temi della storia del PCR e del movimento dei lavoratori romeni], redatto per gli studenti
il mAnuAle del 1977 Per il corso universitArio di ProBlemi fondAmentAli di storiA dellA PAtriA e del PArtito comunistA romeno, oBBligAtorio e Presente in ogni tiPo di fAcoltà. le fonti PrinciPAli sono gli scritti e i discorsi di ceAușescu il mAnuAle di storiA del 1974 redAtto sotto formA di domAnde e risPoste (ÎntreBșri și rșsPunduri) Per gli studenti di livello medio ed elementAre dellA scuolA di PArtito
engels e lA contemPorAneità. gli storici di regime rileggevAno i PAdri del sociAlismo scientifico Per sottolineAre lA sPecificità dellA romAniA e Per giustificAre líAPProccio ìnAzionAleÎ del PArtito Al sociAlismo su roumAnie: PAges díhistoire, i condottieri dellA lottA Per líindiPendenzA del PoPolo romeno: A sinistrA, tudor vlAdimirescu, cAPo dellA rivoluzione vAlAccA del 1821, in un diPinto di elenA doBriceAnucocorșscu; nel diPinto di costin Pretrescu, A destrA, i rivoluzionAri romeni del 1848 PortAno lA BAndierA dellA rivoluzione
Nel tentativo di ‘accordare’ il pensiero nazionalcomunista ai socialisti a cavallo tra XIX e il XX secolo, gli scritti dei padri fondatori del marxismo-leninismo e del socialismo romeno vengono reinterpretati, e al loro centro viene posta l’idea di nazione. Engels, Marx e Lenin, citati continuamente, divennero imprescindibili per la storia nazionale. Il loro utilizzo in chiave nazionalista iniziò nel 1964, con la pubblicazione di Însemnări despre români di Karl Marx [Note sui romeni]; in questo scritto, il vate del socialismo simpatizzava con la causa romena poiché, a suo giudizio, anche i romeni avevano diritto al proprio Stato e all’emancipazione economica e sociale; nel testo si affermava che la Transilvania apparteneva per due terzi ai servi della gleba romeni che vi abitavano e non ai signori ungheresi e, soprattutto, che le invasioni russe del Settecento e le espropriazioni ottomane erano la causa dell’arretratezza del popolo romeno. Similmente, nel 1970, venne riletto il pensiero di Friedrich Engels in Friedrich Engels în publicistica româna [Friedrich Engels
Nel tentativo di ‘accordare’ il pensiero nazionalcomunista ai socialisti a cavallo tra XIX e il XX secolo, gli scritti dei padri fondatori del marxismo-leninismo e del socialismo romeno vengono reinterpretati, e al loro centro viene posta líidea di nazione
smo romeno e i suoi mandanti sovietici, riabilitò Pătrășcanu e riconsiderò gli aspetti nazionalisti della sua esperienza politica (rimane celebre la frase «prima che comunista, sono romeno», pronunciata da Pătrășcanu nel 1946). L’interpretazione di Pătrășcanu della genesi del fascismo romeno, contenuta di Sub trei dictaturi, edito nel 1946 e ripubblicato nel 1970, ancor oggi valida per lo studio del fenomeno, riconosce il sostegno dato al fascismo da contadini e borghesi grazie alla capacità di adattarsi al contesto autoctono tramite elementi ideologico-propagandisti di immediata presa, mentre, per la storiografia romena degli anni Sessanta-Settanta, il fascismo non era propriamente romeno, ma ‘agente dell’hitlerismo’ (a questo proposito, si veda Împotriva fascismului [Contro il fascismo], del 1971, e il suo seguito, Împotriva neofascismului [Contro il neofascismo], del 1975, risultati di due conferenze che esprimevano la visione del PCR sul tema).
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il diPinto di constAntin PiliușA eroii neAmului (gli eroi dellA nAzione, 1977). il Potere e lA dignità degli Antichi condottieri nAzionAli rivivevAno in ceAușescu, che incArnAvA il miglior Prodotto dellA nAzione romenA: il comunismo il volume del 1969 di vioricA moisuc studii Privind – PoliticA externș A româniei, (1919-1939) sullA PoliticA esterA romenA nel Periodo interBellico. i governi liBerAli interBellici venivAno PresentAti come difensori dellA nAzione, con APProccio giustificAzionistA
socialismo romeno e nazione
Nel quadro dell’appropriazione del passato nazionale, la storiografia sottolineò il sostegno dei socialisti romeni alla causa dell’indipendenza e dell’unità dei romeni, interpretando in chiave nazionale il contributo dato dal movimento dei lavoratori alla lotta per l’instaurazione del socialismo. Ion Iacoş testimoniò questa visione nel 1973, in Partidul muncitorilor din Români în viaţa social-poliică a ţării, 1893-1910 [Il partito del lavoratori romeni nella vita politica e sociale del paese, 1893-1910]. Secondo Iacoş, i problemi economici, sociali e politici della Romania, nel suo sviluppo verso la civiltà moderna, sono un com-
La storiografia sottolineò il sostegno dei socialisti romeni alla causa dell’indipendenza e dell’unità dei romeni, interpretando in chiave nazionale il contributo dato dal movimento dei lavoratori alla lotta per líinstaurazione del socialismo
plesso di questioni secondarie rispetto al problema dell’indipendenza nazionale. Già nel 1971, quindi, era chiara la visione secondo la quale «il corona48
mento dell’attività programmatica del movimento dei lavoratori del nostro paese doveva costituire un avvenimento di travolgente importanza per i destini della rivoluzione e della realizzazione del socialismo in Romania – la creazione nel 1921 del PCR» [da Tezaur din veacul trecut (Il patrimonio del secolo scorso)]. La nazione, anno dopo anno, si sposta al centro del discorso e, negli anni Ottanta, i socialisti furono considerati i continuatori dell’opera dei principi medievali e di Burebista, re dei daci. Questa tendenza ebbe i suoi prodromi alla fine degli anni Sessanta, come ad esempio nel volume del 1969 Revoluţia română din 1848 [La rivoluzione romena del 1848]; il proletariato, secondo gli autori, ha sempre avuto a cuore l’interesse nazionale, come lo ebbero a cuore i pașoptiști (i quarantottini), i principi medievali e gli antichi daci; continuatore delle loro imprese è il PCR: «conduttore ed esponente della classe lavoratrice, dell’intero popolo, il PCR [...] [è] il continuatore delle tradizioni del 1848 romeno»; e, in un testo del 1971, destinato al mercato estero, Traditions progressistes, révolutionnaires du peuple roumain (18481971), il discorso si incentra sulle capacità creatrici del popolo romeno e sull’affermazione della nazione, riprendendo così il mistico discorso interbellico sulle energie creatrici presenti in ogni popolo.
la rilettura dei temi ‘tradizionali’
La storiografia ufficiale riprese temi ‘tradizionali’ che offrivano la possibilità di rileggere il passato nazionale sotto una prospettiva giustificazionista e che permettevano al PCR di colmare le lacune lasciate alla sua storia da tematiche tabù quali la propria politica interbellica, i contatti con il Comintern, le epurazioni interne e il periodo stalinista. La nazione romena è il punto focale di questa storiografia, che arriva a difendere le politiche dei governi liberali di inizio Novecento e interbellici, a negare la presenza di un fascismo romeno e a sminuire i crimini del regime del maresciallo Antonescu durante la seconda guerra mondiale, giustificati in nome della difesa della nazione romena e della lotta del popolo romeno per l’indipendenza nazionale in un contesto geopolitico ostile. Nel 1973 esce Caracterul participării României la primul război mondial [Il carattere della partecipazione della Romania alla prima guerra mondiale] di Augustin Deac, che difende le scelte dei governi romeni all’epoca del primo conflitto bellico mondiale. La scelta neutralista abbracciata dal governo romeno viene giustificata tramite l’interpretazione di una serie di analisi geopolitiche di Lenin. Deac sottolinea il neutralismo dei socialisti romeni ma, quando si tratta di spiegare per-
ché nel 1916 la Romania è entrata in guerra, vengono riutilizzate le argomentazioni governative dell’epoca, secondo cui la guerra era necessaria e giusta, anche se non voluta: «ora o mai più», scrive Deac, «la Romania di allora aveva desiderato sinceramente raggiungere l’unità nazionale non attraverso la guerra. Ma questa non dipendeva da lei». La storia della politica estera interbellica è stato trattata nel 1969 da Viorica Moisuc in Studii privind – politica externă a României, 1919-1939 [Studi sulla politica estera della Romania]. L’autrice ci mostra uno Stato condotto secondo gli interessi della grande borghesia e dei latifondisti, ma ci spiega anche che «la politica estera della Romania tendeva [...] all’assicurazione della pace e all’integrazione territoriale», presentandola quindi sotto una luce favorevole. Nel 1977, la stessa autrice, in Probleme de politică extrernă a României, 19181940 [Problemi di politica estera della Romania], supera il giustificazioni-
lor greviste ale proletariatului din România, [Storia delle lotte sindacali del proletariato romeno], del 1970, e Crearea Partidului Comunist Român (Mai 1921) [La creazione del PCR (Maggio 1921)], del 1971, ci mostrano che, mentre nel 1970 l’accento del discorso cade sulle lotte sociali e solo con questo fine viene innestato il discorso sulla nazione, nel 1971 la mitologia comunista muta, trasformando il partito nel continuatore della lotta nazionale millenaria; non conta più la storia della lotta del movimento dei lavoratori in quanto tale, ma in quanto nuova forma storica della lotta nazionale.
il comunismo difensore della nazione
La nazione romena è il punto focale di questa storiografia, che arriva a difendere le politiche dei governi liberali di inizio Novecento e interbellici, a negare la presenza di un fascismo romeno e a sminuire i crimini del regime del maresciallo Antonescu
smo per abbracciare un nazionalismo esasperato: l’unione nazionale del 1918 viene da lei descritto come «un avvenimento che [...] ha subordinato le forze, le preoccupazioni, la lotta dei romeni, ovunque si trovassero, fino alla vittoria finale». Il vero motivo che portò le grandi potenze a riconoscere i nuovi confini territoriali romeni, l’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe romene, fu omesso, poiché avrebbe scompaginato la tesi della nazione come progresso. Sul tema delle origini del PCR, è possibile riscontrare l’influsso delle cosiddette ‘tesi di luglio’ fin all’inizio degli anni Settanta. Din istoria lupte-
I temi della lotta antifascista, dell’affermazione del comunismo in Romania e, in particolare, il nesso fondamentale del 23 agosto 1944, centrale per l’autorappresentazione encomiastica del PCR, sono tra loro interconnessi. Il colpo di Stato del 23 agosto 1944, ideato dai partiti tradizionali messi fuori legge dal regime di Antonescu e attuato dai militari, fu descritto come una ‘insurrezione nazionale popolare antifascista e armata’ condotta unicamente dal PCR. Questo tema rappresentò, fin dall’epoca staliniana, la principale giustificazione del potere del PCR e, dagli anni Sessanta in avanti, una barriera cronologica che salvaguardava gli storici dalla trattazione del periodo staliniano, che presentava problemi, quali il rapporto con l’Unione Sovietica, la repressione violenta su vasta scala e le epurazioni interne al partito. Il 23 agosto 1944 era, secondo l’interpretazione data nel 1971 dal direttore dell’ISISP, Ion Popescu-Puţuri, in August ’44 [Agosto 1944], «l’inizio di un’era verso una nuova vita, a beneficio dei lavoratori, verso la libertà, l’indipendenza piena e il progresso sociale»: che bisogno c’era di approfondire il periodo successivo alla vittoria delle forze positive della Romania? Viene così sacrificata la complessità della narrazione, ed oscurati i volti, le idee e le azioni dei protagonisti. La polemica contro le influenze
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sovietiche in Romania e nel comunismo romeno trova spazio nelle monografie dedicate al comunismo romeno interbellico. Ad esempio, in Organizaţii de masă legale și ilegale create, conduse sau influenţate de P.C.R. 1921-1944 [Organizzazioni di massa legali e illegali create, condotte o influenzate dal PCR], del 1970, dedicato alla storia delle organizzazioni comuniste interbelliche, troviamo la denuncia del carattere settario e antinazionale
Il 23 agosto 1944 era l’inizio di un’era verso una nuova vita; che bisogno c’era di approfondire il periodo successivo alla vittoria delle forze positive della Romania? Viene così sacrificata la complessità della narrazione, ed oscurati i volti, le idee e le azioni dei protagonisti
assunto da alcuni dei membri del PCR, che pretendevano di «accettare nelle organizzazioni di massa [...] solo coloro che vogliono lottare per il comunismo». La polemica relativa a questo settarismo – attribuito implicitamente ad alcuni membri del PCR vicini al Comintern – è legata a un passato considerato concluso e ininfluente per il periodo successivo alla presa del potere del PCR. Viene invece ricordato l’eroismo degli illegalisti, i membri del partito che avevano scelto di combattere nell’illegalità in patria anziché emigrare in Unione Sovietica. Ad esempio, Olimpiu Matichescu, in Doftana. Simbol al eroismului revoluţionar [Doftana. Simbolo dell’eroismo rivoluzionario], del 1979, per esemplificare l’eroismo della fazione ‘romena’, che nel secondo dopoguerra avrà la meglio sulla fazione dei ‘moscoviti’ (i comunisti fuggiti in Unione Sovietica), ricorda la detenzione di Ceaușescu e della moglie nel carcere di Doftana, mentre le azioni dei singoli militanti comunisti vengono presentate come azioni collettive. Gheorghe Gheorghiu-Dej, leader del PCR dal 1944 al 1965, a cui furono
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attribuiti tutti gli errori che il PCR aveva commesso nel periodo staliniano, compare invece solo nell’elenco dei comunisti incarcerati. Il trattamento peggiore viene riservato alle forze che avevano promosso e sostenuto il colpo di Stato del 1944, il Partito Nazional-Contadino e il Partito Nazional-Liberale; questi, che avevano rifiutato di entrare nel Fronte Nazional-Democratico [FND] assieme ai comunisti e ai socialdemocratici, furono accusati di voler trascinare il paese alla guerra civile per provocare l’intervento militare delle potenze capitaliste. Nel volume del 1975 dedicato al 6 marzo 1945 [6 martie 1945], data dell’ingresso dei comunisti al parlamento romeno, e in quello del 1972 dedicato alla vittoria elettorale del FND nel novembre 1946 [Un vot decisiv. Noiembrie ’46 (Un voto decisivo. Novembre 1946)], le omissioni sul sostegno dei sovietici, sulle persecuzioni a danno dei politici anticomunisti, sullo squadrismo delle Brigate Patriottiche, sulla cooptazione di molti membri della Guardia di Ferro nelle file comuniste e la decontestualizzazione dal clima di violenza politica, tentano di rendere credibile il rischio di una guerra civile e di un possibile colpo di Stato ad opera delle forze politiche borghesi, qui descritte come fasciste.
ricadute storiografiche dopo il 1989
cidentale e utilizzando metodologie multidisciplinari, decostruiscono le narrazione storiche tradizionali, scardinando miti antichi e consolidati. Tenendo presente la storia politica e culturale, è immediata la comprensione del legame esistente tra la storiografia nazionalcomunista e il nazionalismo contemporaneo, ed è più facile condurre un discorso storico che superi, nella complessità, le barriere della storia nazionale, verso l’integrazione culturale europea e il superamento delle narrazioni nazionaliste.
note bibliografiche
Il discorso storiografico nazionalcomunista ha superato il 1989 ed è ora libero dal formalismo marxista-leninista. Dopo la fine del comunismo, le istituzioni culturali comuniste furono chiuse, molte altre espulsero i membri fedeli al passato regime. Questi ripararono in università periferiche, o entrarono in politica, militando nel Partito Social-Democratico, erede del PCR, o nell’ampio spettro dell’estrema destra o, ancora, trovarono lavoro nel mondo dello spettacolo e della comunicazione; da queste posizioni privilegiate, conducono continui attacchi agli storici revisionisti che, tenendo in considerazione le principali innovazioni teoriche della storiografia oc-
il volume di olimPiu mAtichescu sul cArcere di doftAnA, simBolo dellíeroismo rivoluzionArio. ProtAgonistA del volume è nicolAe ceAușescu lA rivistA roumAnie: PAges d’histoire unisce sAggi storici Ad Articoli ProPAgAndistici: in queste immAgini, ceAușescu inAugurA il cAnAle dAnuBio – mAr nero
Per l’analisi della storia culturale romena si veda KATHERINE. VERDERY, National Ideology under Socialism: Identity and Cultural Politics In Ceaușescu’s Romania, University of California, Berkley, 1991. Per la storia politica della Romania e per l’analisi della reazione romena alla destalinizzazione, rimando a GEORGES HAUPT, La genèse du conflit soviétoroumain, in «Revue francaise de science politique», Vol. XVIII, n. 4, 1968, pp. 669-684. Per l’analisi della storia della storiografia e del rapporto tra potere e storiografia, rimando al fondamentale VLAD GEORGESCU, Istorie și politică. Cazul comunistilor români, 1944-1977, Jon DumitruVerlag, Monaco, 1981. Per un’analisi del nazionalismo nella storiografia comunista romena, mi permetto di rinviare a FRANCESCO ZAVATTI, Storiografia e nazionalismo nella Romania di Ceaușescu: tendenze e opere, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, A.A. 20092010, Rel. Prof. Andrea Panaccione, Correl. Prof. Lorenzo Bertucelli. I testi del fondo librario analizzati nel saggio, tutti pubblicati a Bucarest, comprendono: i manuali MIRCEA MUȘAT ET AL. (a cura di), Probleme fondamentale ale istoriei patriei și partidului comunist român, Ed. Didactică și Pedagogică, 1977; PCR, Momente din istoria patriei şi a Partidului Comunist Român, Ed. Politică, 1977; ISISP, Întrebări și răspunduri pe teme din istoria P.C.R. și a miscării muncitorești din
România, Ed. Politică, 1974; i volumi dedicati ai padri del socialismo: KARL MARX, Însemnări despre români, Ed. Academiei, 1964; ISISP, Engels și contemporaneitatea. Culegere de studii, Ed. Politică, 1971; la genuina analisi del fascismo di LUCREŢIU PĂTRĂȘCANU, Sub Trei Dictaturi, Ed. Politică, 1970, e le edulcoranti analisi di regime di ACADEMIA, ISISP, Împotriva fascismului, Ed. Politică, 1971; per lo studio del movimento socialista ION IACOŞ, Partidul muncitorilor din Români în viaţa social-poliică a ţării, 1893-1910, Ed. Politică, 1973; ELENA GEORGESCU, Tezaur din veacul trecut, Ed. Politică, 1971; gli studi sulle rivoluzioni dell’Ottocento CONSTANTIN CĂZĂNIȘTEANU, DAN BERINDEI ET AL., Revoluţia română din 1848, Ed. Politică, 1969 e TITU GEORGESCU, Traditions progressistes, révolutionnaires du peuple roumain (18481971), Ed. Meridiane, 1971; le monografie sul periodo interbellico A. DEAC, Caracterul participării României la primul război mondial, Ed. Politică, 1973; VIORICA MOISUC (a cura di), Studii Privind – Politica Externă a României, (1919-1939), Ed. Militară, 1969; Idem, Probleme de politică externă a României, 19181940, Ed. Militară, 1977; la storia del comunismo romeno interbellico: ISISP, Din istoria luptelor greviste ale proletariatului din România, Vol. IV, 1970; ION POPESCU-PUŢURI, A. DEAC (a cura di), Crearea Partidului Român (Mai 1921), Ed. Ştiintifică, 1971; I. POPESCU-PUŢURI, A. DEAC ET AL. (a cura di), Organizaţii de masă legale și ilegale create, conduse sau influenzate de P.C.R. 1921-1944, Vol. 1, Ed. Politică, 1970; OLIMPIU MATICHESCU, Doftana. Simbol al eroismului revoluţionar, Ed. Politică, 1979; per la storia del colpo di Stato del 1944: I. POPESCU-PUŢURI, VLADIMIR ZAHARESCU (a cura di), August ‘44, Ed. Politica, 1971; per la storia successiva al 1944: PARASCHIVA NICHITA, 6 martie 1945, Ed. Politică, 1975; MIHAI FĂTU, Un vot decisiv. Noiembrie ‘46, Ed. Politica, 1972.
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